Ritorna Home Mauryciao Una nutrita visita fra il sacro e il profano ed altro
Una nutrita visita fra il sacro e il profano ed altro

Una visita così nutrita, particolare, emozionante ed anche con una giornata fortunatamente splendida di sole l’hanno provata con entusiasmo gli amici di Eugenio. L’avventura è cominciata il giorno del 4 maggio 2011 col viaggio in pullman nel profondo ed incognito Abruzzo, quasi per tutto il dì accompagnato da intense piogge, con il temuto rischio di compromettere l’andamento del nutrito programma di visite. Dopo un viaggio segmentato di brevi soste per servizi e pranzo, nel tardo pomeriggio finalmente siamo giunti ad un lussuoso Hotel Sagittario di Bugnara ad un tiro di schioppo di Sulmona (6 chilometri). Prima e dopo cena con l’insistenza della pioggia abbiamo rinunciato di fare qualche scampagnata d’intorno al paese, però ci siamo accontentati di non solo per chiacchierare nell’ampio salone fra amici che non ci vedevamo da tempo, perché provengono da lontano ed anche per seguire in diretta la partita di calcio europeo fra il Manchester e lo Schalke. In quella giornata clou, di buon mattino, con lena tutti assieme col pullman dell’autista Luciano ci siamo recati a Cocullo, paese abruzzese della provincia d’Aquila situato sul dorsale appenninico ad un altitudine di 900 metri sul livello del mare. Paesino che solitamente conta soltanto di 500 anime, ma durante il 1° giovedì del mese d’agosto s’ingrossa di oltre 25 mila pellegrini per poter seguire la tradizionale processione dei serpari un rito folkloristico dedicato a San Domenico Abate loro protettore. Abbiamo saputo che nel profondo Abruzzo si organizzano oltre 50 riti e sagre tradizionali, ma quello di Cocullo viene considerato l’unico genere al mondo come processione dei serpari, un rito che a vederlo ci condivide di trascorrere con mistica emozione la giornata e senso di meraviglia fra il sacro e profano. Durante e dopo il rito ci sono stati dei fuochi d’artificio dai quali abbiamo gustato un po’ lo spettacolo per il chiaro del giorno ma siccome noi sordi abbiamo potuto captare anche un po’ dei botti. Tra alcuni di noi sono stati concordi di ritornare ancora a visitare quel luogo per poter approfondire meglio quel mistico evento, che agli interessati viene considerato punto di riferimento per gli studiosi ed appassionati del vero folklore che trovano nella vita attuale di grande cultura. Nel pomeriggio alla spicciolata lasciando Cocullo, scendendo lungo la stradicciola già intasata di folkloristiche bancarelle dove si allineavano di svariate mercanzie sia locali che abruzzesi siamo giunti al pullman dove quasi subito ci ha portato a Sulmona. A causa di un imprevisto dell’interprete Giulia che si era presentata in ritardo di un’ora, abbiamo potuto approfittare di fare una “capatina” nel centro storico ed acquistare qualcosa come bellissimi fiori artificiali ed mercanzie d’artigianato. Verso le sedici trenta precise giunti al celebre Confettificio Pelino dove la guida Donatella di Aquila con l’interprete Giulia di Sulmona ci hanno accompagnato subito a visitare i locali di quella fabbrica. Da lì ci hanno raccontato la nascita della fabbrica con la sua storia, i metodi di lavorazione e la produzione del più antico stabilimento (1783) di confetti. Notato con convinzione e constatato che quasi tutti di noi hanno fatto dei massicci acquisti di confetti, dolci e liquori, grazie dei preziosi suggerimenti di una simpatica e paziente commessa Donatella, figlia di genitori sordi, dalla quale abbiamo potuto facilmente comprendere meglio attraverso la lingua dei segni la scelta e l’acquisto dei genuini prodotti. Dopo quella visita non tanto fugace alla fabbrica, ci siamo recati al centro storico di Sulmona a visitare il complesso SS. Annunziata, la Fontana del Vecchio, l’acquedotto medioevale, la Porta Napoli, alcune piazze di pregio e soprattutto ascoltare dalla guida la storia del celebre poeta Ovidio dove la sua città gli aveva portato orgogliosamente i natali per aver scritturato molte deliziose poesie e novelle dell’Ars Amatoria anticamente censurate e bandite. Sazi e soddisfatti di cultura anche se abbiamo scorto di sfuggita e con senso di tristezza alcuni ruderi e palazzi lesionati per il recente terremoto, siamo ritornati all’albergo giusto il tempo di cenare con alcuni piatti offerti dalla guida abruzzese come le deliziose bruschette, il gustoso pancotto aromatizzato con olio e fagioli, la loro tradizionale minestra dei poveri, succosi spaghetti alla chitarra, salamella a base di mele e fegato accompagnate con saporite cicorie selvatiche e per finire come dessert tre tipi fettine di torta a base di ricotta, miele selvatico, maraschino e avanzi di pane raffermo e biscotti alla cialda lavorati con una particolare piastra ripiegata e prima riempita di farina, miele, uova poi posta al fuoco del camino a legna. Tra i liquori che abbiamo sorbito un po’ (da altri ad abbondanti libagioni) sono stati il celebre Centerbe (70 gradi) la Genzianella ed un amaro che non ricordo il nome. Non ci è mancata una allegra animazione nell’ampio ristorante che i signori Antonietta e Vincenzo hanno potuto esibirsi in un simpatico scheth nel preparare pasticciosamente una torta al maraschino sotto l’ilarità dei conviviali. Sazi di pancia e soprattutto stanchi per quella giornata così nutrita di visita, a notte inoltrata ci siamo ritirati nelle camere pieni di robe acquistate e sognando di ricordi acquisiti durante quel tempo, e, ad alcuni con occhi aperti hanno provato un senso di malinconia per l’attimo fuggente passato in una frazione di durata così non tanto lunga. Non contenti per gli acquisti fatti prima a Cocullo e dopo a Sulmona, anche se avevano speso tanto, grazie ad un suggerimento della guida abruzzese presente quella sera di cena, il giorno dopo, prima di ritornare a casa alcuni di noi si sono rifatti vivi in un moderno supermercato vicino a Pratola ad acquistare di nuovo i ricercati e locali salamini, formaggi e liquori. Un affettuoso ringraziamento per aver sostenuto attraverso la stretta collaborazione e l’accompagnamento nei luoghi d’alta cultura e di pregio organizzato come da programma di massima da Eugenio va rivolto ai gentilissimi signori Lodovico e Consilia di Pedaso. Un particolare plauso va rivolto anche alla simpatica signora Rachele per aver coraggiosamente rispettato e portato avanti quella gita caldeggiata da tempo dal suo Eugenio. Purtroppo non sempre la gita è andata tutta liscia per mancanza di polso al comitato, però a qualcuno gli è rimasto il rimpianto per l’assenza dell’ottimo Eugenio, al che se fosse stato presente quel Serparo di Dervio avrebbe dato del filo da torcere agli indisciplinati.
Del Grosso Giuseppe

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